CI HA LASCIATO L'AMICO FRANCO PORRATI

Lo vogliamo ricordare per l'impegno che ha dato al Trotter, per il suo senso di appartenenza all'Associazione e per l'esempio che la sua figura è stata per tutti noi. Un grande abbraccio alla sua cara famiglia.

Lo potremo salutare domani, sabato 7 Maggio alle ore 11, presso la Parrocchia di Santa Maria Beltrade, in via Odilia a Milano.

porrati

Trotter, la scuola del verde diventerà la città dei bambini

Mettila come vuoi, ma a un certo punto ci vuole il Porrati.

 

Intendiamoci, qui al Trotter si parla di un parco ben tutelato dalla presenza delle scuole, dal preasilo alle medie con l' unica assenza dell' asilo nido, che svolgono una funzione essenziale. Infatti il parco è chiuso nell' orario delle lezioni ma è ugualmente frequentabile tutti i giorni ed è affollatissimo nei fine settimana. No, il motivo per cui, gira e rigira, alla fine ci vuole il Porrati è che questo signore gentile di settant' anni, che di lavoro faceva il bancario e da pensionato è il tesoriere dell' associazione Amici del parco Trotter, fa alla perfezione un mestiere che non esiste ma di cui ci sarebbe un gran bisogno: il direttore del parco. Un mestiere che Franco Porrati non ha chiesto né si è cercato ma se c' è qualcuno bravo a regolare il traffico nel parco, questo è lui. Ecco perché è capitato che l' Aem gli abbia telefonato per sapere quando era meglio venire per il cablaggio, in modo da non disturbare i bambini. Grazie a lui lo scavo è durato un giorno solo. Il tutto senza ledere le prerogative di presidi e insegnanti, che con la loro presenza sono il primo baluardo del Trotter. Il parco è più correttamente denominato ex Trotter, perché prende il posto della società ippica con questo nome, sfrattata alla fine dell' 800 dalla vecchia sede di piazza Duca d' Aosta per fare spazio alla stazione Centrale. Delle corse di cavalli resta traccia nell' ovale della pista, trasformata in un viale ellittico nel verde. Dal 1925 la zona diventa un parco ma già dal 1919 la giunta socialista coltivava l' idea di farne la sede di una scuola all' aperto, sul modello delle esperienze inglesi e tedesche e dopo i buoni risultati ottenuti con le colonie elioterapiche. Dal 1928, con 160 ragazzi a rischio di tubercolosi ospitati da un convitto entro il parco, l' ex Trotter viene definito la più grande scuola all' aperto d' Europa. Le lezioni si svolgono nel verde, ai bagni di sole si alternano le abluzioni in piscina e, giocando, ai bambini si insegnava a coltivare la terra e ad allevare animali. Il servizio medico è di prim' ordine, come le strutture: laboratori, biblioteca, cinema e un piccolo teatro nel quale vengono rappresentati spettacoli in cui recitano gli studenti. La scuola all' aperto dura fino al 1974, quando ancora ai piccoli vengono dati il latte, le uova, il miele prodotti dalla fattoria interna. Poi dal ' 76 il parco, sia pure con delle limitazioni d' orario, viene aperto al pubblico su richiesta del quartiere, povero di verde. Ancora oggi è impossibile entrare senza essere bloccati da un guardiano con un vocione tonante da Mangiafuoco. E giustamente, la tranquillità dei bambini viene prima di tutto. L' idea è però di lasciare sempre più spazio ad altre attività delle associazioni con il progetto Città dell' infanzia. È qui che torna in scena il Porrati: «Ci siamo abbastanza vicini dice Il comune ha dato l' incarico a una società di fare un piano di ristrutturazione del parco ma lo tiene segreto». Si sa che le scuole manterranno un ruolo di preminenza ma che nei padiglioni restaurati (sono molti gli edifici abbandonati e pericolanti) ci sarebbe posto per l' associazionismo con orari di apertura più ampi. Si vorrebbero solo un dibattito pubblico e la possibilità di avere voce in capitolo. Perché oltre al progetto c' è il sogno, l' isola ambientale con la pedonalizzazione. «Il parco ha passato un brutto periodo a metà degli anni ' 90 spiega Porrati quando di notte entravano i tossici e la mattina si trovava di tutto. Da allora c' è un stato progresso lento ma stabile. Sono tornati protagonisti i bambini, che qui esaminano una foglia, là cercano una cavalletta, spaventandosi se c' è». Porrati, appunto, dirige il traffico. Rimprovera i ragazzi di un' associazione che segue i giovani «difficili» se spaccano a pallonate tre lampade, ma poi accerta che in almeno un caso non era colpa loro ma del famoso cantiere del cablaggio. Quando c' è una manifestazione sportiva, come l' ultima domenica di maggio, si accerta con gli organizzatori che non si rovini l' erba per posizionare il gruppo elettrogeno. E così via. Qua c' è chi insegna il baseball, chi il karate, chi la chitarra classica, c' è la bocciofila e l' ippoterapia di quelli del soccorso a cavallo. Un mese fa hanno inaugurato la palestra, dove ora la San Gabriele fa pallacanestro. «Noi degli Amici del Trotter cerchiamo di creare una rete fra le associazioni e di instaurare un' atmosfera positiva. E pensiamo a una iniziativa ambiziosa, il Muba, il Museo dei bambini, nella ex centrale dell' acqua potabile». In un contesto così singolare anche il verde ha funzioni particolari. Al Trotter non basta un' aiuola, c' è l' orto biologico dove i bambini vedono crescere fragole, piselli, pomodori, peperoni, melanzane, insalata, erba medica. Se ne occupa il signor Vittorio, un altro che da pensionato non sapeva cosa fare e come ortolano pubblico si diverte un mondo. È a questo punto della visita al parco che Porrati recita a memoria l' articolo 25 del regolamento comunale del verde, quello in cui «si auspica e si incentiva la partecipazione dei cittadini». Al Trotter ci sono 162 varietà di piante arboree: bagolare, sofora, platano, tuia, rovere, ginkgo biloba. Anche qui si vede uno scatto nella manutenzione benché si lamentino l' avvio difficoltoso del nuovo appalto (si parla di 125 milioni di penali pagate dal consorzio Global service nei primi sei mesi). Lo stato degli alberi è buono, l' erba è bella, il complesso spettacolare, ricco di storia per tanti motivi. Fu al Trotter che il ciclista Romolo Buni sfidò Samuel Franklin Cody, che con il destro dell' omonimia si faceva passare per il Cody divenuto leggendario come Buffalo Bill. È chiaro che Cody, già cacciatore di bisonti e personaggio da Wild West Show come il vero Buffalo Bill, correva a cavallo. La vicenda è stata raccontata (e il libro presentato al Trotter) da Gianfranco Manfredi, ne Il piccolo diavolo nero, dove il titolo riprende il soprannome che i francesi avevano dato al ciclista milanese. Detto tutto questo, non è che manchino le cose da mettere a posto. La vasca con la Mini Italia di pietra coricata sul fondo è stata svuotata ma ogni temporale la riempie di acqua stagnante. E l' estate passata sono stati abbattuti 83 alberi: 82 ippocastani malati e un platano sanissimo. Porrati è straconvinto che si sia trattato di un errore: «Hanno sbagliato, tenevano la piantina del parco a rovescio. Peccato, era un platano che in due non lo abbracciavano». Scuole, amici del Trotter, associazioni hanno insistito e a marzo di quest' anno sono stati messi a dimora 126 alberi nuovi. Il Comune lo aveva promesso, d' accordo. Se però non ci si dà da fare, quante promesse restano lettera morta? Ed è tutt' altro che finita. Porrati strizza l' occhio: «Presto il Trotter avrà il suo sito Web».

 

STEFANO ROSSI

 
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